venerdì, Aprile 3, 2026
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Credito, tassi elevati a inizio 2026: per le imprese fino al 10%, mutui intorno al 4%

L’analisi del Centro studi Unimpresa: costo del credito ancora elevato, pesa la trasmissione incompleta della politica monetaria

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Il costo del credito in Italia è rimasto su livelli elevati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Secondo un report del Centro studi di Unimpresa, le condizioni restano onerose sia per le famiglie sia per le imprese. I livelli più alti si registrano nel credito al consumo: il revolving supera il 16%, gli scoperti senza affidamento vanno oltre il 15,6% e la cessione del quinto arriva fino al 13,85%. Anche il credito personale e quello finalizzato restano sopra il 10%, insieme ai finanziamenti tramite carte.

Sul fronte delle imprese, i tassi si collocano in una fascia compresa tra circa il 5% e l’8%, con punte più alte per operazioni di importo ridotto. Gli anticipi su crediti e le operazioni commerciali partono dall’8,06% per le cifre più basse e scendono al 4,97% oltre i 200mila euro. Il factoring segue un andamento simile, tra il 6,41% e il 4,66%.

Valori che, se confrontati con un costo del denaro nell’area euro attorno al 2%, segnalano una trasmissione ancora parziale della politica monetaria.

Nel leasing, i tassi restano sostenuti. Si va dal 5,43% al 6,16% per quello immobiliare, mentre per il leasing strumentale si sfiora il 10% nei contratti di importo più contenuto. Un livello che incide direttamente sugli investimenti produttivi.

I mutui ipotecari si confermano invece la forma di finanziamento meno onerosa. I tassi medi si attestano attorno al 4%, con un 4,05% per il fisso e un 4,08% per il variabile. Un livello coerente con la presenza di garanzie reali e una rischiosità più contenuta.

Nel complesso emerge un mercato del credito ancora appesantito da spread elevati tra costo della raccolta e tassi applicati alla clientela. Un divario che rischia di frenare la crescita. «I dati sui tassi applicati alle imprese impongono una riflessione approfondita», osserva Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, sottolineando come «le imprese, soprattutto le piccole e medie, non stanno beneficiando appieno della fase di riduzione dei tassi e si trovano ancora a sostenere oneri finanziari rilevanti». Secondo Spadafora, «è necessario intervenire per rendere più efficiente il meccanismo di trasmissione del credito», anche perché condizioni finanziarie troppo onerose rischiano di rallentare investimenti e competitività in una fase già segnata da incertezze internazionali.

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