Mps ha chiuso i conti del primo trimestre 2026 con un utile netto di 521 milioni di euro, in aumento rispetto ai 413 milioni contabilizzati nel primo trimestre 2025, quando il Monte non consolidava ancora Piazzetta Cuccia. I risultati sono tuttavia in calo rispetto ai 692 milioni registrati su base pro-forma, ovvero nell’ipotesi dell’inclusione di Mediobanca già nel perimetro dello scorso anno.
La banca – ha notato Il Sole 24 Ore – ha scontato il diverso trattamento fiscale e gli effetti contabili legati all’integrazione, visto che, per effetto della nuova Legge Finanziaria, il gruppo è tornato a pagare imposte sul trimestre per 294 milioni, mentre nel 2025 beneficiava degli effetti positivi legati alle Dta.
La gestione operativa del Monte ha mostrato segnali positivi, con i ricavi in crescita a 1,96 miliardi, +3% rispetto al trimestre precedente, grazie in particolare al margine di interesse (+1,9%) e alle commissioni (+2,8%). Decisivo è stato l’apporto di Mediobanca, che ha contribuito ai ricavi per 925 milioni.
In questo contesto, il comunicato di Mps ha segnalato la riduzione dei crediti deteriorati lordi, scesi nel primo trimestre a 3,7 miliardi (comprensivi di 0,8 miliardi di euro relativi al Gruppo Mediobanca), rispetto ai 3,9 miliardi del dicembre scorso. L’esposizione netta in termini di finanziamenti deteriorati alla clientela è risultata pari a 1,8 miliardi di euro, in flessione rispetto ai 2,0 miliardi di euro del 31 dicembre.
Al termine del primo trimestre, la percentuale di copertura dei crediti deteriorati si è attestata al 50,6%, in aumento rispetto al 49,5% di dicembre. In particolare, la percentuale di copertura delle sofferenze è passata dal 61,4% al 60,7%, quella delle inadempienze probabili dal 42,8% al 45,0% e quella dei finanziamenti scaduti deteriorati dal 56,1% al 56,4%.
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