Non è stata soltanto la Banca d’Italia a scendere in campo per accertare le pratiche poco ortodosse utilizzate da BFF Bank nel contabilizzare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Da mesi anche gli organi di controllo interno sono stati al lavoro per cambiare gli indirizzi fino allora seguiti dagli amministratori.
È quanto emerge da una ricostruzione pubblicata da «Repubblica» su un’indagine speciale interna che ha segnalato «gravi carenze e irregolarità», suffragate anche dall’ispezione di Bankitalia. È un’indagine – ha spiegato il quotidiano – che «aiuta a capire perché Palazzo Koch, la cui ispezione è tuttora in corso, a fine marzo ha deciso l’affiancamento temporaneo di due commissari, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, al cda oggi guidato da Giuseppe Sica».
Ed ecco le tappe attraverso le quali si è snodata l’attività degli organi di controllo interni nei confronti dell’attività dell’istituto specializzato nel factoring di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni (soprattutto enti locali e Asl).
Già a settembre il sindaco Vittorio Dell’Atti aveva segnalato al presidente di BFF Ranieri de Marchis «irregolarità e criticità». Tuttavia, il cda, all’epoca ancora guidato da Massimiliano Belingheri, aveva ritenuto che mancassero elementi per promuovere un’azione di responsabilità. Dopo due mesi il responsabile internal audit Gianluca Poletti informò il consiglio di avere avviato una special investigation sulla presunta contabilizzazione errata degli incassi dal 2019 al 2023, finalizzata a creare plusvalenze sugli interessi di mora. Sempre a novembre, il collegio sindacale, con l’aiuto dei consulenti esterni di EY, trasmise una segnalazione sugli esiti preliminari dell’indagine speciale a Bankitalia. Su quella base Via Nazionale avviò la sua ispezione, ancora in corso.
Nel frattempo, la special investigation si estese evidenziando «gravi irregolarità e carenze». Oltre alla contabilizzazione degli incassi per «creare indebite plusvalenze sugli interessi di mora», anche «l’assenza di regole e comportamenti appropriati di numerosi manager, non ispirati a principi di sana e prudente gestione né di corretta amministrazione». E, ancora, «flussi informativi non tempestivi e non completi verso gli organi di governance» nonché «l’assenza di un sistema di procedure» per il «rispetto della normativa sulla classificazione del portafoglio factoring». Anche da quell’azione prese avvio la prima correzione dei conti 2025 di BFF e il passo indietro dell’ad Belingheri, a marzo uscito anche dal cda.
In proposito, il collegio sindacale ha espresso forti perplessità sul patto di non concorrenza da 4 milioni, pagato a febbraio a Belingheri grazie al voto decisivo di de Marchis e nonostante il parere contrario unanime del comitato remunerazioni. «Repubblica» non ne fa cenno, ma il comunicato che nei mesi scorsi autorizzò il pagamento di una somma così ingente segnalò che, in ogni caso, le quote del corrispettivo costituivano «remunerazione variabile e, quindi, sono assoggettabili ai meccanismi di malus e claw back». Detto in parole semplici: possono essere soggette a restituzione a fronte di comportamenti censurabili da parte dell’ex amministratore delegato.
Ora la banca – ha ancora sottolineato il quotidiano romano – «ha attuato una serie di correzioni e rimedi per rimettersi in carreggiata, sulla cui implementazione il collegio sindacale vigilerà per tutto il 2026. L’organo interno ha, inoltre, trasmesso i documenti alla Consob e verosimilmente sono arrivati anche sul tavolo della Procura di Milano, che ha già in corso un’indagine con l’ipotesi di falso in bilancio».
La pressione degli organi interni, peraltro, non si è arrestata. Ancora l’8 maggio, il collegio ha segnalato «l’irregolarità consistente nel ricorso massivo ad azioni legali di recupero di crediti, finalizzato a eludere la nuova normativa». Intanto, il 15 maggio, il bilancio del 2025 di BFF, revisionato ulteriormente con l’aiuto dei due commissari e chiuso con un utile netto consolidato di 37 milioni, è stato firmato dai revisori di Kpmg con un richiamo d’informativa sulla continuità aziendale, su cui aleggia una «incertezza significativa».
In questo scenario ancora in evoluzione, sul titolo BFF si vanno accumulando rilevanti posizioni short, cioè scommesse al ribasso da parte di grandi investitori, che lunedì sera coinvolgevano il 12,85% del capitale.
Lo ha scritto il Sole 24 Ore, precisando che il movimento ribassista era guidato da Marshall Wace, che lo scorso 14 maggio aveva dichiarato una posizione del 4,39%. Proprio qualche giorno prima, invece, Barclays aveva costruito una partecipazione potenziale del 6,337%, mentre JP Morgan del 2,9%. Tutto questo con il titolo che continua a restare sotto pressione. Lunedì ha perso oltre il 3% dopo che, nelle sedute precedenti, aveva recuperato diverse posizioni.
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