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Banca Ifis: annunciata la cessione degli NPL e nuovi accantonamenti su crediti, il titolo crolla in Borsa

Le stime di utile annuale scendono a 100-110 milioni dai 170-190 milioni annunciati in precedenza. Pesa anche un’ispezione della Banca d’Italia che ha spinto l’istituto ad effettuare accantonamenti per 70 milioni. Sulle scelte dell’istituto ha avuto un forte impatto la norma del calendar provisioning estesa dalla BCE anche alle banche di minori dimensioni

Banca Ifis ha deciso di cedere entro l’anno il ramo NPL, attraverso un processo competitivo, accelerando la modifica del suo modello di business. Anche in seguito a un’ispezione della Banca d’Italia, la cui relazione verrà pubblicata entro l’inizio di settembre, ha deliberato accantonamenti su posizioni creditizie per circa 70 milioni, 40 dei quali relativi a esposizioni cartolarizzate nel comparto NPL di illimity. Di conseguenza le previsioni di utili annuali da 170-190 milioni sono scese a 100-110 milioni, quasi un dimezzamento. Sono le tre notizie chiave, affidate a un comunicato emesso di prima mattina, che oggi stanno caratterizzando il “venerdì nero” della Banca della famiglia Fürstenberg. Il titolo è arrivato a perdere in Borsa, a metà giornata, il 42,6% del suo valore, tornando ai minimi del dicembre 2022.

Gli investitori temono che la pulizia del bilancio potrebbe non essere completata. La nuova stima di utili annuali – sottolinea al riguardo il comunicato di Banca Ifis – «non include gli effetti connessi al previsto deconsolidamento del portafoglio NPL né gli eventuali ulteriori impatti derivanti dall’esito del processo ispettivo della Banca d’Italia».

Il futuro di Banca Ifis disegnato dai propri amministratori è quello di una banca commerciale per le PMI, con un portafoglio completo di prodotti e servizi, cui si aggiunge anche il segmento del private banking con la nuova divisione Fürstenberg (SIM e SGR).

Lo scorso maggio, presentando i dati del primo trimestre, l’amministratore delegato Frederik Geertman aveva ipotizzato la «potenziale cessione di una partecipazione nella nostra attività NPL a un partner strategico e la sua potenziale deconsolidazione». Ora, però, questo percorso subisce una brusca accelerazione.

All’origine delle scelte strategiche dell’istituto vi è una normativa europea, quella del calendar provisioning, che impone un’automatica svalutazione dei crediti distressed secondo un timing predefinito. La regola è già in vigore per le banche maggiori ed ora la BCE ne ha deciso l’estensione anche alle banche di minori dimensioni, sia pure dopo un periodo di grazia che si concluderà nel 2028.

Partecipando nei giorni scorsi a un convegno, Giovan Battista Sala, vice capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, aveva rassicurato sul fatto che via Nazionale avrebbe avuto un approccio «graduale» sul calendar provisioning. Bankitalia aveva spiegato di riconoscere la difficoltà, comune anche ad altre banche europee di minori dimensioni, di smaltire stock di crediti deteriorati particolarmente vecchi e con livelli di copertura mediamente inferiori rispetto agli intermediari maggiori. Da qui la decisione di raccogliere altri dati per calibrare l’intervento, con possibili phase-in ed esenzioni.

Mentre Sala parlava, tuttavia, i suoi ispettori setacciavano i bilanci di Banca Ifis alla ricerca di possibili esposizioni a rischio.

Occorre tenere presente che la banca veneta amministra 1,5 miliardi di euro di NBV (Net Book Value) di crediti deteriorati, prevalentemente concentrati nel segmento di mercato cosiddetto “small tickets unsecured”, ovvero crediti di piccolo taglio e senza garanzia. Mettere a perdita nell’arco di pochi anni questo ingente portafoglio significherebbe zavorrare il bilancio di Banca Ifis con centinaia di milioni di perdite. Da qui la necessità di cedere quel portafoglio e di farlo in fretta.

A chi? Probabilmente a un gruppo di private equity, non soggetto alle regole prudenziali della BCE, visto che un’altra banca si troverebbe a gestire problemi analoghi.

Quanto sta avvenendo alimenta anche i timori dei lavoratori. Le decisioni annunciate oggi da Banca Ifis – ha detto Yuri Domenici, segretario generale di Fisac Cgil Firenze – aprono «una fase di forte preoccupazione per oltre 400 lavoratrici e lavoratori del comparto, di cui circa 300 operano a Firenze, principale polo italiano del gruppo per questa attività». Per anni – ha proseguito – il business degli NPL «ha prodotto utili e valore per le banche grazie alla professionalità di queste lavoratrici e di questi lavoratori. Oggi che quel mercato viene ritenuto meno strategico, non è accettabile che l’incertezza ricada su chi quel valore lo ha costruito».

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Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
Direttore Responsabile di Be Bankers
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