HomeDal Mondo degli NPEBancheBankitalia, credito alle imprese in rallentamento nel II semestre 2025

Bankitalia, credito alle imprese in rallentamento nel II semestre 2025

Domanda debole per investimenti, mutui più lunghi e crescita dei depositi a fronte di condizioni bancarie selettive

Nel secondo semestre del 2025 il credito alle imprese ha mostrato segnali di stagnazione in tutte le aree del Paese, dopo la fase di crescita registrata nella prima parte dell’anno. È quanto emerge dalla Regional Bank Lending Survey della Banca d’Italia, elaborata su un campione di 236 banche e pubblicata nel numero 21 della collana Economie regionali.

La domanda di finanziamenti si è indebolita soprattutto per il venir meno delle esigenze legate agli investimenti, con un impatto più evidente nel Centro e nel Mezzogiorno e, al Nord, nel comparto delle costruzioni. Dal lato dell’offerta, le politiche creditizie sono rimaste improntate alla prudenza, in un contesto in cui la percezione del rischio è risultata in aumento, solo parzialmente compensata da una maggiore concorrenza tra intermediari.

Sul fronte dei mutui alle famiglie, il loan-to-value medio (indicatore finanziario che misura il rapporto tra un finanziamento e il valore del bene posto a garanzia del prestito) è rimasto stabile attorno al 70%, mentre è aumentata la quota dei finanziamenti con loan-to-value superiore all’80%, salita al 21,4% dal 19,5% dell’anno precedente. In parallelo, la durata media dei nuovi mutui ha continuato a crescere, avvicinandosi ai 25 anni, con quasi la metà delle erogazioni concentrate su scadenze pari o superiori a 30 anni.

Le condizioni di offerta hanno mostrato un quadro misto per le imprese: lieve allentamento su importi medi e spread, ma irrigidimento su garanzie richieste, requisiti di rating e pricing dei finanziamenti più rischiosi.

Sul versante della raccolta, la domanda di depositi bancari è tornata a crescere in tutte le aree del Paese, mentre si è arrestata la dinamica delle richieste di quote di fondi e azioni. La domanda di titoli di Stato ha mantenuto una traiettoria positiva, pur con intensità inferiore rispetto al semestre precedente, mentre le banche hanno ridotto la remunerazione riconosciuta sugli strumenti di raccolta rivolti alle famiglie.

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