Nei prossimi 12-24 mesi non si prevede uno «tsunami» di default, ma un flusso costante, selettivo e logorante di nuovi deterioramenti, con un impatto divaricante sul sistema economico. Alcune imprese sono destinate a prosperare, altre a declinare, con un andamento che ricorda esattamente la forma di una K. È lo scenario, noto appunto come K-shaped recovery, indagato dallo Studio Legale i-law, realtà specializzata nella gestione e tutela del credito in ambito bancario e finanziario, che vi ha dedicato un seminario svoltosi ieri a Milano.
La K-shaped recovery si riflette direttamente sulla qualità del credito e sul mercato degli NPE. Trattare un portafoglio UTP/NPL con un approccio standardizzato significa – è stato sottolineato – distruggere valore. La linea di demarcazione tra chi accelera e chi rimane indietro – ha dichiarato Davide Sarina, Senior Partner di i-law – «non è più dettata semplicemente dal settore economico di appartenenza. Il vero spartiacque è rappresentato dall’agilità delle singole imprese e dalla loro capacità di adattarsi proattivamente a repentini e continui cambiamenti. La resilienza oggi passa inevitabilmente dalla flessibilità strategica.»
Gli ultimi dati sull’andamento dell’economia – ha detto Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, intervenuto al dibattito – confermano una realtà in chiaroscuro. Il dato aggregato delle imprese italiane – ha spiegato – mostra una buona resilienza, ma non si può dire lo stesso per tutti. I dati indicano che il 13,4% del totale delle aziende ha un EBITDA superiore al 20%, quindi un’elevata redditività, mentre quelle con EBITDA negativo sono il 12%. Per il settore degli NPL non può quindi essere valido un processo standardizzato, ma è necessario un approccio tagliato su misura per i singoli casi aziendali. «Gli elementi che fanno la differenza per le aziende italiane in questo scenario macroeconomico molto complesso sono senz’altro la dimensione, ma anche la capitalizzazione, il disallineamento tra le competenze richieste e quelle offerte dal mercato, la capacità di garantire livelli di qualità molto alti e l’orientamento all’innovazione. Per esempio, le imprese italiane utilizzano l’IA in modo strutturale con una percentuale decisamente inferiore non solo a USA e Cina, ma in una misura che, anche se in crescita, è circa la metà di quella delle imprese tedesche. Dobbiamo considerare che l’IA fa la differenza in termini di produttività quando è molto pervasiva ed entra nei processi organizzativi, ciò che non accade se utilizzata in modo episodico e isolato».
Gli intermediari creditizi si stanno adattando a fare i conti con la crescente diversità disegnata dalla K-shaped recovery. «Nel mondo bancario – ha sottolineato Riccardo Marciò, Responsabile Direzione NPL di Banco Desio – i sistemi predittivi, gli algoritmi, i sistemi di rating e valutazione delle aziende si sono evoluti molto e questo permette un controllo costante e continuo. Le valutazioni soggettive di 20 anni fa non funzionano più e questa, per l’Italia, è una vera e propria rivoluzione copernicana. Ritardo tecnologico, sottocapitalizzazione e governance debole rappresentano la fotografia delle criticità delle PMI italiane».
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