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Europa: deterioramento qualità degli attivi bancari scenario base di Scope Ratings per il 2026

Nel contesto europeo la posizione dell’Italia appare favorevole. Buch (BCE) ha svolto considerazioni analoghe in un’audizione presso il Parlamento europeo

La qualità degli attivi delle banche europee «è rimasta stabile e sostanzialmente positiva nel primo trimestre», ma «le prospettive restano orientate al ribasso, a causa delle elevate tensioni geopolitiche e di un contesto di rischio difficile che probabilmente aumenterà la volatilità dei mercati economici e finanziari». È il giudizio di Scope Ratings, che ha analizzato gli ultimi dati dell’EBA (Autorità bancaria europea) sull’andamento dei crediti distressed.

L’NPL ratio nella media del continente si è attestato all’1,8%, aumentando moderatamente in Spagna e Belgio. Nonostante la stabilità e la resilienza che le banche europee stanno mostrando, il deterioramento della qualità degli attivi nella UE rimane per l’agenzia di rating lo scenario di base per il 2026. Il contesto operativo si è fatto più difficile, riflettendo un netto aumento dei rischi geopolitici all’inizio del 2026, in particolare legati alla guerra in Medio Oriente, che ha accresciuto l’incertezza e potrebbe pesare sulle banche attraverso prezzi dell’energia più elevati, pressioni inflazionistiche, un’attività economica più debole e maggiore volatilità dei mercati.

In questo quadro congiunturale, l’Italia — dove l’NPL ratio è in discesa all’1,97% — appare in una situazione più favorevole rispetto agli altri grandi paesi del continente. In Spagna e Francia lo stesso indicatore, a fine marzo, si attestava rispettivamente al 2,6% e al 2,16%, mentre in Germania, pur più basso (1,61%), mostrava comunque un trend in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,45%).

Anche il costo del rischio, indicatore che misura l’impatto economico delle perdite su crediti sulla redditività di una banca ed è espresso in punti base (bps) rispetto allo stock totale dei prestiti, nelle banche italiane si collocava a fine marzo nella parte bassa della forchetta europea, a 36 bps. Lo stesso parametro risultava più elevato in Germania (75), in Francia (55) e soprattutto in Spagna (122), riflettendo una maggiore rischiosità del portafoglio creditizio di quei paesi.

Le valutazioni dell’agenzia di rating risultano in linea con le recenti considerazioni della Banca Centrale Europea (BCE). Claudia Buch, presidente del Consiglio di vigilanza di Francoforte, nel corso di un’audizione alla commissione Affari economici del Parlamento europeo, ha lanciato un avvertimento: «Una crescita economica più debole potrebbe durare diversi trimestri, o addirittura anni, e tradursi in un peggioramento della qualità degli attivi». I rischi geopolitici si sono già concretizzati sotto forma di conflitti militari e dazi più elevati. In questo momento «è troppo presto per valutare come i rischi geopolitici influenzino i bilanci delle banche», ma proprio per questo «i rischi di credito legati agli sviluppi geopolitici devono essere monitorati attentamente».

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