Moody’s ha posto tutti i rating e le valutazioni di Banca Ifis e illimity Bank sotto osservazione per un possibile downgrade. L’azione dell’agenzia di rating è la diretta conseguenza di quanto comunicato lo scorso 26 giugno dall’istituto di credito: a seguito di un’ispezione di vigilanza condotta dalla Banca d’Italia, la banca ha contabilizzato accantonamenti aggiuntivi per perdite su crediti pari a 30 milioni di euro. Un importo che si è aggiunto a 40 milioni di ulteriori accantonamenti effettuati sulla controllata interamente posseduta illimity, che Banca Ifis prevede di incorporare entro la fine del 2026. Gli accantonamenti sono dovuti principalmente a una revisione al ribasso delle aspettative di recupero relative alle esposizioni creditizie cartolarizzate.
Contestualmente, Ifis ha annunciato l’avvio di una procedura competitiva per la cessione della propria attività di gestione dei crediti deteriorati, svolta tramite le controllate Ifis Npl Servicing e Ifis Npl Investing, attraverso le quali gestisce un portafoglio di Npl con un valore contabile netto pari a 1,5 miliardi. A seguito di tali decisioni, Banca Ifis ha inoltre rivisto al ribasso le proprie previsioni di utile netto per il 2026, portandole a 100-110 milioni, rispetto alla precedente stima compresa tra 170 e 190 milioni.
Tutte queste novità, annunciate a fine giugno, hanno comportato nell’immediato il crollo del titolo, che ha perso in una sola seduta di Borsa il 36,8% del suo valore. Da allora ha recuperato il 10,64% della perdita e ora – ha scritto un articolo di MF – gli investitori si interrogano sul futuro. Gli analisti hanno abbassato i loro target di circa il 40%, pur indicando un prezzo-obiettivo medio del 18% più alto rispetto alle attuali quotazioni. Anche il multiplo prezzo/patrimonio esprime un valore molto basso (0,4 volte). Ovvero: a questi livelli Ifis potrebbe rivelarsi un affare.
Il principale interrogativo riguarda il mantenimento di un’adeguata redditività quando l’istituto rimarrà privo del business degli Npl che, ancora a fine marzo, contribuiva per il 34% alla formazione dei ricavi. È il tema su cui si sono esercitati tutti i report pubblicati negli ultimi giorni dalle principali case d’affari. La reazione più netta è arrivata da Intesa Sanpaolo, che ha ridotto il target price da 27,6 a 15,2 euro per la minore visibilità sugli utili e l’incertezza sulla capacità di riallocare il capitale verso attività che hanno generato rendimenti inferiori rispetto agli Npl. «Sebbene il capitale rimanga solido – è il giudizio della banca torinese – la visibilità sulla remunerazione degli azionisti, uno dei principali pilastri della tesi d’investimento su Banca Ifis, si è significativamente indebolita». Anche per Banca Akros il punto centrale è «la visibilità sulla redditività futura». Più fiduciosa Equita (target price 19 euro), che considera il 2026 per Banca Ifis un anno di transizione, ma ritiene che il ritorno a una redditività più normalizzata potrà essere sostenuto dalle sinergie con illimity e dal riposizionamento verso il credito alle Pmi.
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