La crescente instabilità geopolitica sta incidendo sempre di più sulle strategie aziendali, ma molte imprese non dispongono ancora degli strumenti necessari per affrontarne gli effetti. È quanto emerge da un’analisi di McKinsey & Company, rilanciata da Radiocor, basata su una survey condotta su oltre 200 senior leader di aziende operanti in diversi settori e aree geografiche.
Secondo lo studio, l’80% dei manager ritiene che l’attuale contesto geopolitico abbia già prodotto conseguenze negative sul business. Nonostante questa diffusa consapevolezza, solo il 15% delle aziende ha istituito una funzione dedicata all’intelligence geopolitica e meno di un’impresa su tre considera mature le proprie capacità di gestione del rischio.
L’analisi evidenzia inoltre che il 77% delle aziende maggiormente esposte alle barriere commerciali prevede un impatto negativo dei dazi sull’Ebitda. Parallelamente, il 95% delle imprese interessate da restrizioni tecnologiche ha già riorientato, almeno in parte, i propri investimenti in tecnologia, mentre il 70% afferma che sussidi pubblici, incentivi fiscali e requisiti di contenuto locale hanno modificato in misura significativa i piani di investimento.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la pianificazione: circa un’azienda su tre non utilizza mai analisi di scenario per valutare la propria capacità di risposta agli shock esterni. Secondo McKinsey, la geopolitica dovrebbe ormai essere considerata una variabile strutturale nei processi decisionali, da integrare nelle scelte relative agli investimenti, alle supply chain, ai mercati di riferimento, alle operazioni di M&A e all’allocazione del capitale.
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