Le misure annunciate dal Governo per modificare il meccanismo del Fondo PMI del Mediocredito Centrale (MCC) vanno nella giusta direzione, ma si può fare di più per favorire l’accesso al credito delle piccole e piccolissime imprese.
Lo sostiene Roberto Nicastro, presidente di AideXa, la banca che ha fatto del credito alle PMI la propria missione e i cui finanziamenti sono normalmente assistiti da garanzie, non soltanto del Fondo MCC ma anche di consorzi fidi e altri strumenti. Il Governo, a fine luglio, ha annunciato una profonda riforma di quell’ombrello pubblico che, durante il Covid, è servito a evitare il fallimento in massa delle imprese più fragili, quelle di minori dimensioni.
La garanzia pubblica fino all’80% dei finanziamenti bancari ha consentito di erogare prestiti per 319 miliardi di euro, pari al 16% del PIL. Nel triennio pandemico (2020-2022), circa un terzo dei finanziamenti bancari è stato protetto dall’ombrello pubblico. Oggi questa percentuale è scesa a circa il 22% e l’ammontare dei prestiti erogati nel primo semestre del 2026 è diminuito a 23 miliardi di euro, di cui 16 garantiti.
Il tasso di deterioramento dei prestiti garantiti, comunque superiore rispetto a quello dei finanziamenti non garantiti, a fine 2025 è stato mantenuto entro una percentuale del 3,6%, coerente con la maggiore rischiosità delle piccole imprese finanziate.
Nel prossimo futuro il meccanismo del Fondo sarà reso più selettivo, concentrando le garanzie sulle classi di imprese più rischiose e con maggiori difficoltà nell’accesso al credito bancario. Continueranno invece a essere escluse quelle appartenenti alla quinta fascia di rischio, considerata non finanziabile.
Il giudizio di Nicastro, manager di lungo corso del settore bancario, già direttore generale di UniCredit e vicepresidente di UBI Banca, è positivo. «Cominciamo col dire che il Fondo MCC per le PMI è stata una diga che ha permesso di mantenere i flussi di credito verso micro e piccole imprese e di convertire in maniera massiccia credito a breve in credito a medio-lungo termine», spiega.
Tutto questo ha consentito di ridurre in maniera significativa i tassi di default delle imprese.
Già, ma il conto l’ha pagato Pantalone, visto che la garanzia è stata trasferita sulle spalle dello Stato
«In realtà la storia dello strumento è di grandissimo successo anche dal punto di vista del contribuente, perché in vent’anni di esperienza il costo è stato sempre uguale o inferiore alle previsioni. Negli anni del Covid il Fondo MCC ha permesso di attivare finanziamenti alle imprese per circa 200 miliardi di euro. Lo Stato ne aveva stanziati 20 come possibile costo e, a consuntivo, ne ha utilizzati appena 8 miliardi».
Da dove nasce allora l’esigenza di modificarne il funzionamento?
Gli ammontari complessivi di credito erogato non sono stati modesti, ma hanno generato relativamente poca addizionalità. «Si è percepito che il sistema bancario abbia in parte utilizzato questo strumento per finanziare imprese che probabilmente avrebbero ricevuto credito anche senza garanzia pubblica. In questo modo ne hanno beneficiato soprattutto i ratio patrimoniali delle banche, grazie al minore assorbimento di capitale. Ma non era questa la finalità dello strumento».
Quindi concorda con il cambio di indirizzo annunciato dal Governo?
«Sostanzialmente sì. Credo che si intenda tornare al sistema precedente all’era Covid, in cui la percentuale di credito garantito era inversamente proporzionale al rating dell’impresa. Mi sembra un cambiamento positivo perché accresce l’addizionalità dello strumento, concentrando gli effetti sulle imprese che difficilmente otterrebbero finanziamenti senza il supporto del Fondo».
Una correzione che va nella giusta direzione, secondo Nicastro, ma che dovrebbe essere accompagnata da ulteriori interventi.
Quali?
In un recente Libro Bianco elaborato da Banca AideXa insieme a diversi intermediari specializzati, tra cui Federcasse, Confidi Systema, Finpromoter, Innexta e NSA, vengono avanzate alcune proposte rivolte soprattutto al segmento delle microimprese.
Si tratta di circa 5,5 milioni di aziende che rappresentano il 95% delle imprese registrate in Italia e costituiscono il segmento più esposto al rischio di credit crunch.
Cosa chiedete in concreto?
Innanzitutto un monitoraggio più preciso di questo specifico settore del credito, oggi non adeguatamente intercettato neppure dalle statistiche della Banca d’Italia. «Nel nostro studio abbiamo coniato anche un nuovo acronimo: MPI, micro piccole imprese, per distinguerle dal resto dell’universo delle PMI».
Proponete anche una garanzia di portafoglio dedicata alle microimprese
Si tratta di un meccanismo già previsto nell’ambito del Fondo MCC ma oggi utilizzato soprattutto per clienti di grandi dimensioni e con basso livello di rischio.
Per un portafoglio di crediti predeterminato, il Fondo interviene infatti a garantire fino a una percentuale massima di default. Oltre quella soglia è l’istituto bancario a sostenere direttamente il rischio. La proposta consiste nell’adattare questo modello alle microimprese, caratterizzate da livelli di rischio strutturalmente più elevati.
«Ad esempio, raddoppiando la garanzia di portafoglio esclusivamente per le microimprese, le banche potrebbero utilizzare con maggiore efficacia questo strumento per quello specifico segmento di mercato».
Ma in questo modo aumenterebbe anche l’onere per lo Stato
«Non necessariamente. Lo Stato introdurrebbe una sorta di stop-loss oltre il quale il rischio tornerebbe completamente in capo alle banche. Inoltre, il Tesoro sarebbe meglio protetto da eventuali peggioramenti futuri dello scenario economico».
Qual è invece l’esperienza concreta di AideXa?
«Molto positiva. Utilizziamo strumenti digitali per ridurre tempi e costi delle istruttorie e, al tempo stesso, conoscere meglio i nostri debitori ed evitare possibili frodi».
La banca chiede ai clienti l’accesso ai dati dei conti correnti e utilizza algoritmi per analizzare la generazione di cassa, la puntualità nei pagamenti verso dipendenti e fornitori e la regolarità fiscale.
Su queste informazioni viene costruito uno score creditizio. «Se il cliente richiede un prestito fino a 12 mesi possiamo finanziarlo anche senza garanzie. Per durate più lunghe ricorriamo invece ai sistemi di garanzia pubblica».
Anche l’Intelligenza Artificiale vi aiuta?
«Certamente. Le nuove tecnologie sono pienamente integrate nei nostri sistemi di valutazione, consentono di automatizzare i processi, ridurre i costi delle istruttorie e migliorare il servizio offerto alle tante micro e piccole imprese che si rivolgono a noi per ottenere un finanziamento».
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