L’economia sociale in Italia produce un valore aggiunto pari al 6,7% dell’economia privata e impiega circa 1,5 milioni di persone, ma continua a ricevere una quota marginale del credito bancario. Secondo dati richiamati da Banca d’Italia, solo l’1% dei prestiti alle imprese risulta destinato al comparto, pari a circa 6,7 miliardi su 667 miliardi complessivi.
Radiocor riferisce che, nel corso di un’audizione in Senato, il direttore generale di Banca Etica, Nazareno Gabrielli, ha sollevato la necessità di rendere più stabili e coordinati gli strumenti di garanzia pubblica, indicandoli come elemento centrale per l’accesso al credito di cooperative, enti del Terzo settore e imprese sociali.
Secondo Gabrielli, una parte rilevante dei finanziamenti del settore risulta già assistita da garanzie pubbliche, ma la struttura degli strumenti appare ancora instabile e poco adatta alla pianificazione di medio periodo. In particolare, il riferimento è al Fondo di Garanzia PMI dedicato al Terzo settore, caratterizzato da proroghe annuali e da limiti operativi ritenuti non coerenti con la dimensione degli operatori.
Nel sistema attuale, il massimale per singola operazione è indicato in 60 mila euro, soglia che non riflette le esigenze degli enti strutturati. A questo si aggiunge una discontinuità normativa che, secondo l’analisi, rende difficile costruire strategie di investimento stabili da parte degli operatori sociali.
Il confronto europeo evidenzia alcune differenze. La Social Window di InvestEU e il supporto dell’European Investment Fund hanno consentito, secondo i dati richiamati, di sostenere un volume significativo di operazioni, anche se il plafond disponibile è stato esaurito in anticipo, segnalando una domanda superiore all’offerta di garanzie.
Gabrielli ha inoltre richiamato il tema del riconoscimento regolamentare degli operatori di finanza etica e della coerenza del quadro prudenziale, sostenendo che l’applicazione di regole pensate per grandi istituti bancari rischia di risultare non proporzionata rispetto ai modelli cooperativi e specializzati.
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