La Financial Conduct Authority britannica si prepara a rafforzare gli obblighi di reporting per i gestori attivi nel private credit, segmento che negli ultimi anni ha registrato una crescita accelerata ma che continua a essere caratterizzato da una limitata trasparenza.
Secondo fonti vicine al dossier, riportate da Reuters, che riprende un articolo del Financial Times, il regulator avrebbe avviato un confronto con gli operatori del risparmio alternativo per rivedere in modo significativo l’attuale sistema di raccolta dati.
L’intervento riguarderebbe i gestori di fondi alternativi, inclusi private credit, private equity e hedge fund, oggi tenuti a trasmettere alla FCA informazioni aggregate su volumi, leva finanziaria ed esposizioni tramite il modello «Annex IV», introdotto nel 2013 in ambito europeo.
La revisione delle regole potrebbe obbligare le società a comunicare dati molto più dettagliati sui prestiti, fino al singolo credito. Un obbligo che non piace all’industria, perché considerato costoso; il settore preferisce infatti dati aggregati di portafoglio.
La stretta arriva mentre cresce l’attenzione sul mercato del private credit, pari a circa 3.500 miliardi di dollari, che finanzia aziende di medie dimensioni. Recenti casi di default negli Stati Uniti e nel Regno Unito hanno riacceso i dubbi su rischi di valutazione, liquidità e concentrazione.
La Bank of England ha segnalato che la scarsa trasparenza può aumentare il rischio di crisi di fiducia e ha avviato stress test sul settore. Alcuni grandi gestori come KKR, Apollo Global Management, BlackRock e Blue Owl Capital hanno introdotto limiti ai riscatti dopo un aumento delle richieste di uscita.
La Financial Conduct Authority (FCA) vuole migliorare qualità e tempestività dei dati per rafforzare la supervisione. Nei prossimi mesi aprirà una consultazione con il settore.
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