Il piano industriale 2026-2030 di Banca Progetto, all’indomani della ricapitalizzazione da 750 milioni e delle ulteriori misure contenute nel piano di salvataggio, punta a un ritorno alla redditività, seppur contenuta, dal 2027. È una delle novità riferite da Giuseppe Siani, Capo Dipartimento Vigilanza Bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, nel corso dell’audizione parlamentare svoltasi al Senato presso la commissione di indagine sul sistema bancario. Un incontro che ha riguardato due banche finite recentemente sotto i riflettori, Banca Progetto e Bff Bank.
La traiettoria indicata dal piano di risanamento di Banca Progetto, messo a punto dai tanti soggetti coinvolti per evitare la liquidazione coatta dell’istituto – ha spiegato Siani – è prudente: semplificazione operativa, focalizzazione sui prestiti alle PMI assistiti da garanzia pubblica, rafforzamento dei presidi di rischio e progressiva sostituzione della raccolta estera con quella domestica. Nessuna accelerazione sulla crescita, piuttosto un riequilibrio dei fondamentali.
Il capo della vigilanza di Via Nazionale ha ripercorso le tappe della crisi di Banca Progetto, oggetto di particolare attenzione di Bankitalia a partire dal 2022, per la rapida crescita degli impieghi (quasi interamente rappresentati da crediti assistiti da garanzia pubblica) senza il contemporaneo rafforzamento delle strutture di controllo interno. Tra i tanti segnali di allarme vi era stato – ha ricordato Siani – il rapido incremento dei crediti deteriorati (9,3% a fine del 2023), cui erano seguite, nel 2024, le risultanze della magistratura che aveva avviato indagini per i finanziamenti garantiti (10 milioni) concessi da Banca Progetto a soggetti riconducibili alla criminalità organizzata. Nell’ottobre 2024 una nuova ispezione dell’istituto centrale rilevò «una serie di gravi carenze: le rassicurazioni fornite nel tempo dagli organi di vertice, dal Collegio sindacale e dalle funzioni di controllo si rivelarono non del tutto coerenti con la realtà aziendale» ed emerse «una deficienza patrimoniale pari a 110 milioni di euro».
Si giunse così, nel marzo del 2025, al commissariamento dell’istituto di credito e alla faticosa ricerca di una soluzione che evitasse la liquidazione. È stata un’azione che ha coinvolto a vario titolo diversi soggetti: il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), le cinque maggiori banche del Paese (UniCredit, Intesa Sanpaolo, MPS, Banco BPM, BPER), AMCO (la società di credit management del MEF) e il Mediocredito Centrale.
La pulizia dei bilanci operata dai commissari fece emergere, per l’esercizio 2025, una perdita di 182,6 milioni di euro, un risultato che rifletteva in modo diretto il deterioramento del portafoglio creditizio e che aveva portato all’azzeramento dei fondi propri, rendendo inevitabile una ricapitalizzazione. Questa, dell’entità di 750 milioni, è stata effettuata dal FITD nei primi mesi di quest’anno. Lo stesso fondo si è subito liberato della gran parte della partecipazione – è rimasto titolare di una quota di poco inferiore al 10% – a favore delle cinque banche, che hanno versato un corrispettivo complessivo di 40 milioni.
Gli altri caposaldi del piano di salvataggio hanno riguardato la cessione di un portafoglio di crediti deteriorati per 2,6 miliardi a un fondo alternativo (FIA di credito) partecipato da AMCO e dalle cinque banche. E due cartolarizzazioni di crediti, per 1 e 2,4 miliardi, sottoscritte da MCC e, ancora una volta, dalle cinque banche partecipanti. La conclusione del commissariamento, a fine marzo, ha sancito l’esito positivo del salvataggio.
Siani ha poi affrontato il tema di Bff Bank, istituto per il quale la Banca d’Italia ha attuato di recente il provvedimento di nomina di due commissari in affiancamento. Nella parte di seduta ‘aperta’ Siani ha ripercorso i fatti pubblici degli ultimi mesi della banca, con l’avvicendamento al vertice e la nomina del nuovo amministratore delegato, dopo pochi giorni affiancato dai commissari Raffaele Lener e Francesco Fioretto. Non sono emerse particolari novità sulla vicenda, anche perché l’audizione, quando è stata data la possibilità ai parlamentari di porre domande al dirigente di Bankitalia, è stata secretata, considerato che la banca è quotata.
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