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Il magazzino dei crediti dello Stato supera i 1.350 miliardi

Analisi de Il Sole 24 Ore sulle somme non pagate dai contribuenti

Comunemente si chiama «magazzino», ma ha ormai raggiunto le dimensioni di un hangar. L’ammontare delle cartelle esattoriali che lo Stato non riesce a recuperare ha superato i 1.350 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026. Il dato si ricava da un’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore e si confronta con i 1.331 miliardi di fine 2025 (vedi Be Bankers del 29 giugno).

In realtà, a fine giugno il carico lordo affidato complessivamente nel tempo dagli enti impositori, che contestano imposte non pagate, contributi e tasse locali, si approssimava alla soglia, anche psicologica, dei 2.000 miliardi di euro. Per arrivare agli oltre 1.350 miliardi del magazzino, per così dire, «effettivo» – spiega il giornale – bisogna però sottrarre le somme già riscosse, quelle stralciate per effetto delle sanatorie succedutesi negli anni (e con governi di colore politico diverso), che hanno cancellato il debito dovuto dai contribuenti, e gli altri sgravi.

Per la gran parte, le somme comprese nel magazzino sono irrecuperabili. Dal totale – precisa ancora Il Sole 24 Ore – vanno sottratte le cartelle riferite sia a soggetti deceduti sia a società o enti falliti oppure cessati. Valgono, nel complesso, circa il 30% del contenzioso. Circa un 10% del totale si riferisce alle sospensioni, ai carichi per cui sono in corso le rottamazioni o ai pagamenti per i quali sono stati avviati piani di dilazione. Il 60% di ciò che rimane – comunque una somma di oltre 800 miliardi di euro – non è facilmente aggredibile perché fa riferimento a contribuenti che risultano nullatenenti o per i quali sono limitate o inibite le azioni di recupero del credito.

Nel frattempo il magazzino dei crediti continua a crescere a ritmi elevati: 97 miliardi di euro nel 2023, 101 miliardi nel 2024 e 85 miliardi nel 2025, solo per citare gli ultimi tre anni. Nel frattempo lo Stato ha deciso un’operazione di trasparenza prevedendo il discarico automatico dei crediti non più recuperabili, ma gli effetti si vedranno soltanto dal 2030, perché la misura scatta dopo cinque anni di tentativi di riscossione che non hanno prodotto risultati e riguarda i carichi affidati dal 1° gennaio 2025.

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