La vertigine della lista

Cos'è Be Bankers, a chi si rivolge e con quali propositi. L'editoriale del direttore scientifico Marco Rossi

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Nel 1752 lo stampatore livornese Antonio Santini pubblicò il Magazzino italiano di istruzione e di piacere. Quel “magazzino” non conteneva alcun prodotto, ma notizie di storia, geografia, architettura, economia, poesia, agricoltura, meccaniche, commercio, navigazione, nuove politiche e molto altro. Si trattava della prima rivista italiana, nata sull’esempio di quelle anglosassoni, prima tra tutte il Gentleman’s Magazine di Edward Cave.

«Noi scriviamo» ricordava Santini «per quelle persone che, distratte da impieghi o da cure più utili alla Società, non possono consacrare che una piccola parte del tempo alla Lettura». Era la rivoluzione industriale che arrivava anche nel Granducato di Toscana. Be Bankers s’ispira a quella filosofia e si rivolge agli operatori del mercato del credito a cui il mercato sottrae il tempo per la lettura professionale. Anche il nostro vuole essere un magazzino, ove depositare idee, analisi e storie del mondo del credito, spesso ingiustamente descritto con toni foschi o, al più, asettici, dimenticando – anche qui – l’origine delle parole che ne costituiscono il vocabolario: credito da credere, debito da dovere, pagare da pacare, ovverosia pacificare. Come ricordava Keynes nel suo progetto di Bretton Woods, purtroppo non accolto, è interesse del creditore consentire al debitore di pagare.

“Be Bankers si rivolge agli operatori del mercato del credito a cui il mercato sottrae il tempo per la lettura professionale. Vuole essere un ‘magazzino’ dove depositare idee, analisi e storie del mercato del credito”

Quel grande economista aveva precorso i tempi, anticipando il tema della sostenibilità finanziaria, a cui oggi se ne affianca un altro, parimenti importante, quale quello della responsabilità sociale d’impresa. La forma del magazine consente d’affrontare tutti questi temi con levità, senza la seriosità della rivista scientifica. La rivista è un ideale emporio, in cui, come ricordava Emil Cioran, «non si scrive perché si ha qualcosa da dire, ma perché si ha voglia di dire qualcosa». Il magazine consente, inoltre, di toccare la “vertigine della lista”, perché, come ci ha insegnato Umberto Eco, ogni classificazione finisce sempre con un eccetera.

Antonio Santini concludeva la presentazione del suo Magazzino, ricordando che quella «intrapresa» era condivisa da quattro compagni: un degno Ecclesiastico, un dotto Filosofo, una Persona che ha speso venti anni della sua vita in viaggi e un Giovine «che ordinerà queste memorie, e che desidera d’incontrare, o l’approvazione, o il compatimento del pubblico». Anch’io vorrei ringraziare i miei compagni di viaggio e gli Autori che hanno contribuito alla rivista. Questo Giovine, se incontrerà l’approvazione e schiverà il compatimento, promette un prossimo numero degno di un magazine, per l’interesse e il piacere degli argomenti trattati. Per la “cantabilità della lista”, avrebbe detto Eco.

Et cetera.