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Private equity, nel secondo semestre attese meno operazioni e fondi più selettivi

La survey Deloitte-AIFI-LIUC prevede un rallentamento del mercato dopo il forte avvio del 2026. Cresce l'attenzione per deal di minori dimensioni, intelligenza artificiale ed ESG

Dopo un primo semestre molto dinamico, il mercato italiano del private equity si prepara a una seconda parte del 2026 all’insegna della prudenza. Secondo la 48ª Italy Private Equity Confidence Survey di Deloitte Private, AIFI e Osservatorio PEM della LIUC Business School, nel secondo semestre sono attese 251 operazioni, il 28% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra gennaio e giugno sono invece state concluse 299 operazioni (+20% su base annua), per un controvalore complessivo di 1,6 miliardi di euro.

Il rallentamento riflette un approccio più selettivo da parte degli investitori, influenzato dall’incertezza geopolitica e commerciale. «Le tensioni e l’incertezza sui mercati internazionali restano un fattore con cui fare i conti ogni giorno, ma il ritorno a condizioni di finanziamento più accessibili sta ridando fiducia agli operatori», osserva Elio Milantoni, Senior Partner M&A di Deloitte.

Le operazioni di valore inferiore ai 30 milioni di euro sono destinate ad aumentare, mentre il manifatturiero si conferma il settore più seguito dagli investitori. Cresce inoltre il ricorso all’intelligenza artificiale: l’87,5% degli operatori la utilizza nella selezione delle società target e, per oltre un terzo dei fondi, rappresenta già un elemento decisionale. Anche i criteri ESG risultano sempre più integrati nelle strategie di investimento.

«La capacità di integrare l’intelligenza artificiale è diventata un criterio chiave nella valutazione delle società target, mentre la sostenibilità guida ormai le decisioni lungo tutto il ciclo di investimento», sottolinea Claudio Scardovi, Deloitte Private Equity Leader.

Sul piano geografico, il Nord continua a concentrare la maggior parte delle operazioni, pur con una lieve flessione a favore di Centro e Sud Italia. Le banche commerciali restano la principale fonte di finanziamento delle acquisizioni, mentre gli operatori mostrano aspettative più caute sull’evoluzione del valore dei portafogli nella seconda metà dell’anno.

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