UTP management: l’evoluzione dell’ecosistema, dal mercato primario a quello secondario

La rubrica "Gestione degli UTP tra arte e scienza" di Emanuele Colombo

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Il consensus sull’outlook di mercato 2023 prevede, ancora una volta, un volume molto significativo di transazioni di NPE, con un’attesa per complessivi 24-32 miliardi di euro.  L’incidenza del transato UTP si attesterà al 30% ca, esprimendo un’attesa di 8 miliardi ca per controvalore.

In un contesto nel quale la industry degli UTP ha ancora margini di crescita e non è ancora definibile come un settore maturo, le masse transate si mantengono elevate, ma soprattutto, come sta accadendo per gli NPL dove le vendite sul mercato secondario raggiungono ormai il 50% del transato, queste masse iniziano, in parte, a transitare più frequentemente anche in un circuito secondario.

Gli stock transati dalle banche originator negli ultimi cinque anni passano oggi di mano con maggior frequenza, transitando parzialmente da investitori – che, assistiti dai servicer leader di settore, hanno acquistato in blocco masse importanti – a operatori di dimensioni, invece, più ridotte e con un focus circoscritto a determinate nicchie di mercato.

È il canale delle cessioni single name, che sta acquisendo importanza crescente come terza via di valorizzazione per un credito acquisito dall’intermediario creditizio, che lo ha originato.

La cessione a terzi operatori rappresenta, infatti, una possibilità ulteriore rispetto alle opzioni di gestione in house, sostanzialmente binarie, che si differenziano in base alla presenza o assenza di prospettive di continuità aziendale del debitore (going concern), così sintetizzabili:

  • performing, laddove la miglior valorizzazione delle ragioni di credito pervenga in prospettiva di continuità aziendale attraverso l’execution di un piano di ristrutturazione, che permetta al debitore di ritornare a essere una controparte performante;
  • liquidazione dell’attivo, in assenza di possibilità di continuità o laddove la stessa fosse antieconomica, la miglior recovery viene ottenuta su base consensuale, mediante un piano di dismissione degli asset concordato o giudizialmente, attraverso percorsi d’asta e processi competitivi nell’ambito di procedure concorsuali, laddove non sia, invece, possibile pervenire a un accordo tra le parti.

La soluzione di mercato secondario si pone, quindi, come alternativa anche all’accordo transattivo a saldo e stralcio da parte del debitore, c.d. DPO (discounted pay off), riducendo il potere negoziale di quest’ultimo, che trova all’attualità una crescente competizione da parte di terzi soggetti per “riscattare” il proprio sottostante cauzionale.

Gli operatori attivi sul secondario single name si focalizzano su determinate categorie di crediti o nicchie di mercato, non competendo solitamente su tutte le diverse tipologie di sottostante.

Gli assi di differenziazione sottostanti agli approcci di focalizzazione più frequentemente osservabili empiricamente sono i seguenti:

  • corporate vs real estate: diversi soggetti si propongono per l’acquisizione di crediti relativi a debitori operanti in settori industriali o di servizi, mentre altri privilegiano società di scopo immobiliari o imprese di costruzione;
  • settore merceologico vs destinazione d’uso immobiliare: alcuni investitori si concentrano su corporate appartenenti a determinati settori, sulla base delle competenze maturate dall’investment team, escludendone altri e gli operatori immobiliari, altrettanto frequentemente, prediligono solo alcune destinazioni d’uso, dalle più tradizionali (residenziale, commerciale, direzionale, logistico) a quelle più specifiche come l’infrastrutturale, con crescente attenzione, per esempio, a impianti di produzione di energie rinnovabili o a data center;
  • territoriale: escludendo alcune aree e regioni e focalizzandosi, invece, su territori dove il proprio network è maggiormente radicato e può rappresentare una leva molto importante di valorizzazione del credito acquisito;
  • grado di apporto “industriale”: alcuni operatori privilegiano investimenti in aziende “sane” sotto il profilo di business, ma con una struttura finanziaria da ricalibrare ed efficientare, mentre altri si rendono propositivi a implementare interventi di vero e proprio turnaround operativo oltre alla ristrutturazione finanziaria; viceversa, nell’immobiliare taluni player si orientano verso sottostanti “finiti” o in fase di avanzato stato di completamento, mentre altri valutano interventi di development su progetti brownfield o greenfield, dove la creazione di valore passa anche dalla capacità di stimare correttamente le capex e le tempistiche necessarie a completare l’intervento.

L’UTP management appare oggi come una industry in cui la creazione e il ritorno al valore si collocano a pieno titolo tra arte e scienza. Si tratta di un settore caratterizzato da un ecosistema in costante evoluzione, permeato da una molteplicità di approcci diversi e nuove sperimentazioni per la valorizzazione di uno stock ancora molto importante e assolutamente eterogeneo nella natura del proprio sottostante.