Alcuni dei soci forti di BFF Bank sono scesi in campo per evitare una «vendita frettolosa e a sconto di portafogli o asset» della banca. In una lettera scritta ai vertici da alcuni azionisti dell’istituto di credito si suggerisce di «aspettare fino al 2028 per consentire a Bff di recuperare il suo valore, che il mercato per adesso fatica a riconoscere dopo le difficoltà degli ultimi anni ma che è di gran lunga superiore all’attuale capitalizzazione (570 milioni, ndr)».
La lettera, il cui contenuto è stato reso noto da Mf, è firmata da Paolo Basilico (fondatore di Kairos) cui si sono associati anche Marco Drago, Giampaolo Cagnin, Alessandro Del Bono e il fondo Alken Capital. BFF, specializzata nell’attività di factoring di crediti delle pubbliche amministrazioni (soprattutto aziende sanitarie), è da mesi in acque agitate dopo che un’ispezione della Banca d’Italia ha imposto di riclassificare come deteriorato un ingente portafoglio di crediti (per 2,7 miliardi).
Un atto dovuto, secondo la Vigilanza, per rispettare le regole della BCE in materia di crediti distressed. Ma che, secondo la banca, non rispecchia l’effettiva rischiosità di quei portafogli contratti da pubbliche amministrazioni che, prima o poi, pagano. E sui quali, peraltro, si estende l’integrale garanzia dello Stato. Quella classificazione a deteriorati ha effetti importanti sul conto economico e sullo stato patrimoniale della banca, poiché porta con sé il rispetto delle regole BCE sul calendar provisioning, cioè la svalutazione progressiva dei crediti NPL secondo un calendario predefinito. BFF, che ha perso oltre il 70% dai massimi di due anni fa, sta correndo ai ripari in due direzioni. Il nuovo Ad Giuseppe Sica ha sondato Bper, interessata a rilevare il ramo di banca depositaria e i sistemi di pagamento dell’istituto. C’è poi Amco, la società di credit management del Mef, che potrebbe acquisire l’attività di factoring e, infine, il management è al lavoro per dismettere ad alcuni fondi di private credit un portafoglio di 1,2 miliardi di crediti deteriorati.
Ma gli azionisti contestano i tempi rapidi di queste scelte. «Comprendiamo – ha scritto tra l’altro Basilico – che il vecchio business model sia da abbandonare sia per ragioni regolamentari che per carenze manageriali e organizzative. Ma è possibile trovarne uno nuovo che parta dalla banca depositaria e dai servizi di pagamento. Noi azionisti abbiamo investito in un istituto regolato che compra crediti da aziende di primario standing il cui debitore è lo Stato. È un investimento che, come rischio, era più simile ai bond che alle azioni, eppure ci troviamo perdite di oltre il 70%».
Su alcune ipotesi attualmente in discussione c’è poi una secca contrarietà: «Non accetteremo una cartolarizzazione del portafoglio factoring diversa dal fair value o che qualcuno compri la banca pagandola poco più dell’attuale valore di mercato. Bff ha chiuso il primo semestre con 80 milioni di profitti e se si fa un break up value si vede che solo la banca depositaria, con 120 milioni di utile ante imposte, vale oltre 1 miliardo, e diverse centinaia di milioni valgono le attività in Spagna e in Polonia».
Gli azionisti sono invece «favorevoli a un partner bancario che voglia creare valore insieme a Bff, comprandone ad esempio una quota. E saremmo altresì favorevoli all’ipotesi che Amco rilevasse la parte del portafoglio factoring. Anche alla luce di quanto dichiarato da Sica non occorrono nel breve né aumenti di capitale, né cavalieri bianchi da cercare in tutta fretta. Bff è una banca solida, profittevole, e in grado di uscire da una situazione difficile ma non certo emergenziale».
La fretta – sottolinea ancora la lettera – è una cattiva consigliera. Ciò che intanto occorre fare è limitarsi a «non comprare nuovi crediti nel factoring, mandando il business in esaurimento. Così Bff potrebbe liberare capitale e affrontare la scadenza del calendar provisioning di fine 2028». Se poi nel 2028, quando entreranno integralmente in vigore le regole del calendar provisioning, fosse necessario un aumento di capitale «sarebbe molto modesto e non tale da spaventare gli investitori, che intanto avranno riacquistato fiducia».
Non manca, infine, una larvata minaccia. «Visto che il nuovo management si è insediato in una fase emergenziale, sarebbe il caso di verificare se l’attuale governance è pronta alle sfide che attendono la banca». E Basilico ha concluso: «Siamo stati contattati da altri soci che vogliono unirsi a noi. Insieme speriamo di ricevere dei segnali di apertura dai vertici di Bff, altrimenti non saremo più disposti a sostenerli».
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