Banca Ifis si prepara a rispondere alla Banca d’Italia. Nelle prossime settimane, segnala un articolo di MF, entreranno nella fase decisiva l’exit dagli NPL, il piano di risanamento richiesto dalla Vigilanza e la fusione di illimity nella capogruppo. «Tre passaggi chiave – osserva il giornale – del riassetto con cui il gruppo tenterà di rispondere alle richieste di Bankitalia».
Sul fronte dei crediti deteriorati, la data room con i soggetti ammessi alla gara (Cerberus, Apollo, Aliseda ed Eos) dovrebbe proseguire per tutto ottobre, per poi arrivare alla raccolta delle offerte vincolanti e alla concessione dell’esclusiva a novembre, con closing entro fine anno. Al contempo Banca Ifis cercherà di completare la fusione con illimity, mettendo così a terra le sinergie industriali dell’operazione.
L’ok della Vigilanza è già arrivato e l’integrazione consentirà di eliminare le duplicazioni presenti tra le due strutture e di costruire un assetto più lineare. Il terzo cantiere è relativo al piano di risanamento. L’istituto dovrà intervenire su governance, controlli interni, processi gestionali e classificazione e valutazione dei crediti. Sul CdA, in particolare, Via Nazionale avrebbe chiesto un rafforzamento della dialettica interna e degli assetti di governo, senza però arrivare a esercitare poteri di rimozione nei confronti degli amministratori. A queste attività si aggiungerà il riassetto della SGR, passata sotto il controllo diretto di Banca Ifis, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle attività di asset e wealth management.
Sul fronte borsistico, intanto, dopo due sedute in forte calo, ieri il titolo si è assestato a 11,91 euro, rispetto agli 11,60 euro di lunedì. Gli analisti si mantengono però prudenti. Equita è intervenuta in maniera più netta, tagliando il rating a hold da buy e il target price a 15 euro da 18,5. Per la SIM, il giudizio emerso dall’ispezione è più problematico di quanto precedentemente incorporato nelle stime e rende necessario attendere «maggiore visibilità» sia sugli effetti dei rilievi regolamentari sia sulla cessione degli NPL. Equita riconosce il potenziale delle sinergie con illimity e valutazioni ormai molto compresse, ma ritiene necessario vedere come verranno chiusi i principali dossier prima di ridurre il premio per il rischio applicato al titolo.
Gli analisti di Banca Akros descrivono il gruppo come ancora in una «fase di transizione», nella quale restano da chiarire soprattutto l’esito finale della vendita degli NPL e l’impatto patrimoniale delle richieste della Vigilanza. Anche Intesa Sanpaolo ha adottato ipotesi più conservative. Il giudizio resta neutral, mentre il target price è stato ridotto a 14,8 euro da 15,2. L’attenzione del report è concentrata soprattutto sulla futura capacità della banca di distribuire capitale agli azionisti. Secondo gli analisti, l’esito dell’ispezione non ha ancora eliminato le «incertezze su utili e dividendi», perché devono essere completate le verifiche sulla classificazione e valutazione dei crediti e resta da conoscere l’entità degli eventuali requisiti patrimoniali aggiuntivi. Intesa ha quindi azzerato il dividendo stimato per il 2026, ridotto al 50% il payout previsto per il 2027 e il 2028 e aumentato il cost of equity al 14,2% dal 13,9%.
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


