La discesa si è arrestata. A maggio 2026 i crediti deteriorati netti (cioè l’insieme delle sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti, calcolato al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati dalle banche) sono ammontati a 26,7 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 27,7 miliardi di dicembre 2025, ma in aumento rispetto ai 25,9 miliardi di aprile. Lo si evince dal rapporto mensile dell’Abi, che ha dato conto, come di consueto, dell’andamento delle principali variabili creditizie.
Rispetto al loro livello massimo, pari a 196,3 miliardi e raggiunto nel 2015, i crediti deteriorati sono risultati in calo di oltre 169 miliardi. A maggio 2026 rappresentavano l’1,28% dei crediti totali, in drastico ridimensionamento rispetto al 9,8% di dicembre 2015.
Venendo alle altre variabili creditizie, è di rilievo l’aumento dei prestiti alle imprese, che a giugno hanno mostrato una variazione positiva del 3,3%, in accelerazione rispetto al mese precedente (3%). Per le famiglie è il diciottesimo mese consecutivo di incremento, mentre per le imprese è il dodicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti.
Si sono mossi poco i tassi di interesse, anche perché il ritocco al rialzo dello 0,25% di giugno, deciso dalla BCE, era già stato anticipato dal mercato. Il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è stato del 4,08% (+0,03 punti percentuali rispetto al mese precedente); il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni è sceso al 3,48% (-0,02 punti percentuali rispetto al mese precedente).
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