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Italia: nel nuovo scenario macro la diffusione dell’IA può contrastare gli effetti dell’inverno demografico

Il piccolo mondo antico non c’è più. Per oltre trent’anni, l’economia italiana ha goduto di stabilità, grazie a globalizzazione, riduzione delle barriere commerciali, abbondanza di energia e integrazione delle catene globali del valore. Questi fattori hanno favorito investimenti, esportazioni, specializzazione ed efficienza, con un impatto positivo sulla produttività e una pressione disinflazionistica sull’economia mondiale.

Oggi, molti di questi driver sono cambiati. Per i motivi che ben conosciamo, anche l’Italia si trova ad affrontare un contesto geopolitico ed economico globale in profonda trasformazione. L’asse transatlantico ha perso centralità, il rafforzamento della difesa europea richiede una riflessione sulla governance della NATO e il WTO ha perso efficacia come arbitro delle dispute commerciali.

Le imprese sono state le più leste ad adeguarsi a questo improvviso cambiamento di scenario. Di fronte all’instabilità internazionale, puntano non solo all’efficienza, ma anche alla sicurezza operativa, persino a costo di maggiori spese. La geopolitica torna a influenzare direttamente produttività e crescita economica. L’Italia ha mostrato resilienza agli shock recenti, ma le fragilità strutturali ne limitano la crescita. L’obiettivo è trasformare la resilienza in una base per uno sviluppo economico inclusivo e sostenibile.

Tra i fattori destinati a influenzare maggiormente il Paese che verrà, la demografia rappresenta una sfida cruciale. Nel 2025 sono nati solo 355.000 bambini, il minimo dall’Unità d’Italia, con un tasso di fecondità ai minimi dagli anni Novanta. La popolazione residente, oggi circa 59 milioni, potrebbe scendere sotto i 46 milioni nel 2080.

Entro il 2050, la popolazione in età lavorativa si ridurrà di circa dieci punti percentuali, con impatti su mercato del lavoro, crescita potenziale e sistema di protezione sociale. Le famiglie cambieranno: tra venticinque anni solo un nucleo su cinque sarà una coppia con figli, mentre oltre il 40% sarà formato da persone sole. Le tendenze demografiche incidono sulla popolazione attiva, sul rapporto tra generazioni, sulla domanda di beni e servizi e sulla distribuzione delle risorse. L’invecchiamento riduce la propensione al rischio, all’imprenditorialità e all’adozione di nuove tecnologie.

La crescita mondiale dovrebbe accelerare al 3,3% nel 2027, grazie all’allentamento delle tensioni energetiche e alla ripresa del potere d’acquisto. Investimenti in tecnologia e infrastrutture stimoleranno ulteriormente la crescita, nonostante le persistenti tensioni geopolitiche. I rischi, tuttavia, non mancano. Un’escalation nel Golfo potrebbe portare a un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e a una minore fiducia, mentre un calo inatteso dei titoli tecnologici potrebbe avere ripercussioni sugli investimenti. Sul fronte opposto, un accordo sui transiti nel Golfo potrebbe contribuire a normalizzare la situazione energetica, riducendo l’inflazione e le aspettative sui tassi di interesse.

Tra instabilità geopolitica e declino demografico, l’Italia deve trasformare la resilienza in crescita strutturale, puntando sulla diffusione dell’Intelligenza Artificiale e sulla formazione.

Gli Stati Uniti beneficeranno di consumi e investimenti in Intelligenza Artificiale, estrazione di idrocarburi e politica fiscale espansiva. La crescita del PIL dovrebbe attestarsi intorno al 2% annuo, garantendo la piena occupazione, anche grazie alla riduzione della partecipazione alla forza lavoro.

Lo shock energetico è stato mitigato dagli ammortizzatori del sistema energetico e dalla resilienza dei mercati finanziari. Nell’area euro, il rallentamento è considerato temporaneo e legato alla volatilità trimestrale. L’Indicatore Sentiment Economico (ESI) è salito a 98,4 in agosto, raggiungendo il massimo da gennaio. La crescita economica rimane stabile e moderata, sostenuta principalmente dalla domanda interna.

Le indagini indicano una crescita del PIL intorno allo 0,3% trimestre su trimestre nel secondo semestre del 2026 e una media dello 0,9% nell’intero anno. I rischi principali riguardano i prezzi di carburanti e gas. Le aspettative delle imprese sui prezzi non mostrano un trasferimento dei rincari ai prezzi finali aggressivo come nel biennio 2022-2023: l’inflazione rimane prevalentemente confinata al settore energetico. L’inflazione dovrebbe scendere al 2,3% nel 2027, dal 2,9% previsto nel 2026.

L’economia italiana ha mostrato una resilienza maggiore del previsto nella prima metà del 2026, con una crescita del PIL dello 0,3% su base trimestrale nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo, portando la crescita acquisita allo 0,8%.

La domanda interna e il settore dei servizi hanno sostenuto l’espansione nel secondo trimestre, mentre commercio estero, industria e agricoltura hanno frenato la crescita del PIL. Per il terzo trimestre si prevede un lieve rallentamento, con una crescita stimata allo 0,1%.

Costruzioni e servizi beneficiano rispettivamente dei lavori del PNRR e della stagione turistica. La manifattura, invece, appare più debole: la produzione industriale è diminuita dell’1,0% su base mensile a giugno, dopo il calo dello 0,3% di maggio. La fine del restocking e l’incertezza geopolitica limitano le prospettive di ripresa del settore.

La crescita media del PIL nel 2026 è ora stimata allo 0,9%, in aumento rispetto alla stima precedente di giugno. Per il 2027 si conferma una crescita dello 0,8%. I rischi di breve termine riguardano l’evoluzione dei prezzi energetici e il loro impatto sul reddito reale e sulla spesa delle famiglie.

L’evoluzione della spesa in conto capitale in Italia dopo il PNRR rimane incerta. Alcuni analisti prevedono un forte rallentamento nel 2027, ma i ritardi nell’esecuzione dei progetti e il differimento di 23,8 miliardi di euro di spesa fino al 2028 suggeriscono un rallentamento più graduale.

Il ritardo italiano nell’adozione dell’Intelligenza Artificiale (IA) è legato alle caratteristiche specifiche del tessuto produttivo nazionale. L’impatto dell’IA sarà significativo, ma inferiore alla media europea, con benefici tangibili che si concretizzeranno nel medio-lungo termine.

Nonostante i ritardi, l’IA ha il potenziale per compensare gli effetti negativi sul PIL potenziale dovuti all’invecchiamento della popolazione. Dopo oltre vent’anni di stagnazione della produttività, l’Intelligenza Artificiale rappresenta forse l’ultima opportunità per l’Italia di ottenere una crescita strutturale.

Per ottenere un dividendo economico e contrastare il declino demografico, è essenziale una diffusione rapida e capillare dell’IA, integrata nei processi produttivi e nel settore manifatturiero. Il rischio principale, condiviso con l’UE e aggravato dalla prevalenza delle PMI in Italia, è una diffusione eterogenea e selettiva.

Se i guadagni di efficienza si concentrano solo nei settori e nelle aziende tecnologicamente più avanzate, si genereranno dinamiche di crescita divergenti, con effetti limitati sull’economia complessiva e un aumento delle disuguaglianze interne.

I policymaker devono incentivare gli investimenti nei poli innovativi, rafforzare i meccanismi di trasferimento tecnologico e sviluppare il capitale umano. Accelerando l’adozione dell’IA, la formazione e la riorganizzazione produttiva, l’Intelligenza Artificiale potrà diventare un fattore strutturale di crescita e resilienza per l’Italia nel lungo termine.

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Gregorio De Felice
Gregorio De Felice
Capo Economista di Intesa Sanpaolo
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