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Turismo, cresce il credito alle imprese ma resta elevato il rischio di default

L’analisi CRIF rileva un aumento del 7% dei finanziamenti alle società di capitali del settore. Il tasso di default è però al 4,5%, contro il 3,3% della media nazionale

Il credito alle imprese del turismo è aumentato, ma la rischiosità del comparto continua a essere superiore alla media italiana. Secondo l’Osservatorio CRIF sulle Imprese, tra aprile 2025 e marzo 2026 gli importi dei finanziamenti erogati alle società di capitali del settore sono cresciuti del 7% rispetto ai dodici mesi precedenti, in linea con l’incremento registrato dal complesso delle società di capitali italiane.

La maggiore disponibilità di credito si accompagna però a un profilo di rischio ancora elevato. A fine 2025 il tasso di default delle società di capitali del turismo si è attestato al 4,5%, sostanzialmente stabile rispetto al 4,6% dell’anno precedente, ma superiore al 3,3% della media nazionale. La ristorazione presenta la situazione più critica, con un tasso di default del 5,6%, seppure in lieve calo rispetto al 2024.

Anche i pagamenti commerciali confermano le difficoltà del comparto. A giugno 2026 soltanto il 23,4% delle imprese turistiche pagava puntualmente i fornitori, contro il 42% della media nazionale. I ritardi superiori a 30 giorni riguardavano il 19,1% delle aziende, rispetto al 12,6% nazionale, mentre quelli oltre 90 giorni interessavano il 6,5%, contro il 4,4%.

Le criticità risultavano particolarmente marcate nella ristorazione, dove il 78,4% delle imprese registrava ritardi nei pagamenti, contro il 67,3% dei servizi di alloggio e il 65,8% delle agenzie di viaggio. I ritardi oltre 90 giorni riguardavano il 7,1% delle imprese della ristorazione.

«L’analisi del settore turistico restituisce una duplice fotografia. Da un lato emerge un comparto dinamico, che vede una domanda ancora in crescita e un incremento del credito erogato; dall’altro persistono elementi di fragilità sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale», ha commentato Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings.

Secondo CRIF, il turismo resta esposto anche agli effetti indiretti delle tensioni geopolitiche, soprattutto attraverso trasporti, energia e filiera agroalimentare. L’aumento dei costi può comprimere i margini delle imprese e incidere sulla loro capacità di far fronte agli impegni finanziari.

Il comparto conta circa 417mila imprese, di cui 324mila nella ristorazione, 76mila nei servizi di alloggio e 17mila nelle agenzie di viaggio. La forte presenza di piccoli operatori rende particolarmente importante l’evoluzione della qualità del credito, soprattutto in presenza di segnali di tensione nei pagamenti e di aumento dei default.

Per i prossimi mesi CRIF prevede un ulteriore incremento dei tassi di default del turismo entro la fine del 2026, seppure più contenuto rispetto a quello atteso per il complesso delle imprese italiane. La crescita delle erogazioni dovrà quindi essere valutata insieme all’evoluzione della rischiosità, in un settore nel quale i ritardi nei pagamenti rappresentano già un indicatore di pressione sulla liquidità aziendale.

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