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Banca Ifis precisa effetti riclassificazioni e rettifiche chieste da Banca d’Italia

L’istituto ha quantificato in 215 milioni le conseguenze delle rettifiche di valore e in 200 milioni gli effetti delle riclassificazioni. Forniti altri dettagli sul piano di «rimedio prudenziale» che comporterà l’ingresso in Cda di nuovi amministratori, in prevalenza indipendenti

Su richiesta della Consob Banca Ifis è tornata sulla recente ispezione di Bankitalia, conclusa con un giudizio «parzialmente sfavorevole», quantificando gli effetti delle riclassificazioni e rettifiche su crediti richieste da via Nazionale. Il dato più rilevante riguarda le rettifiche, che comportano effetti sul conto economico e sullo stato patrimoniale, valutate 157 milioni sul portafoglio di crediti deteriorati (NPL) e 58 milioni sui prestiti «sani», per un totale di 215 milioni. Nel caso del portafoglio «in bonis» – è stato precisato – le svalutazioni sono già state recepite al 30 giugno per 45 milioni. In altri termini, le rettifiche ancora mancanti ammontano a 170 milioni, 157 dei quali su sofferenze. Quanto alle riclassificazioni richieste, che non cambiano il valore dell’attivo e del passivo bancario, sono dell’ordine di 200 milioni e la principale conseguenza sarà quella di incrementare l’NPL ratio di Banca Ifis di 50 basis point.

Le richieste di riclassificazioni e rettifiche sono l’effetto delle criticità riscontrate dalla vigilanza «nei processi di monitoraggio, classificazione e valutazione del credito e nei processi di recupero e nelle metodologie di valutazione nel comparto degli NPL acquistati da terzi». A questo riguardo Banca Ifis, pur prendendo atto delle osservazioni, ha confermato «la solidità e correttezza dei propri processi di recupero e modelli di valutazione degli NPL, anche in considerazione del fatto che tali modelli sono stati di recente validati anche da tre primari consulenti esterni indipendenti».

I rilievi di Bankitalia vanno visti nel contesto dell’operazione di cessione del business degli NPL annunciata all’inizio dell’estate, in relazione alla quale il 24 settembre Ifis ha ricevuto una decina di offerte vincolanti tra cui quelle di Elliott, KKR e Hoist – ha precisato un articolo di MF – che avrebbero messo sul piatto cifre vicine al valore di libro dei portafogli (17,8 miliardi lordi e 1,5 miliardi netti). Sono fondi e operatori che, a differenza delle banche, non devono sottostare alle rigide regole europee sulla classificazione e svalutazione dei crediti (il calendar provisioning) e l’istituto controllato dalla famiglia Fürstenberg conta di vendere il pacchetto di sofferenze e altri crediti problematici a un prezzo che faccia emergere una svalutazione inferiore rispetto ai 157 milioni calcolati da Palazzo Koch. «La tempistica – ha segnalato un articolo di La Repubblica – gioca qui un ruolo chiave, perché Banca Ifis, che ha 90 giorni di tempo per discutere con Bankitalia delle misure richieste e far valere le proprie ragioni, intende concludere la vendita degli NPL entro fine anno».

Il comunicato integrativo richiesto dalla Consob non si ferma qui poiché dà anche maggiori dettagli sulle critiche alla governance aziendale espresse da Bankitalia. Quest’ultima, in particolare, ha «rilevato carenze nel funzionamento del consiglio di amministrazione in merito alla centralità dello stesso nel processo decisionale, al livello di dialettica consiliare e al presidio delle principali scelte strategiche con impatti sulla misurazione e sul governo dei rischi aziendali».

La misura prevista dal piano di rimedio prudenziale concernente la riqualificazione degli assetti di governo societari, «anche mediante l’innesto di nuove competenze e professionalità, comporta una prospettica revisione della composizione del Consiglio di Amministrazione e la nomina di nuovi membri, in prevalenza indipendenti». Le ulteriori comunicazioni sociali hanno comportato, ieri, un ulteriore scivolone in Borsa del titolo di Banca Ifis che ha chiuso la seduta in calo del 2,58% a 11,33 euro.

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