Crediti deteriorati, Bankitalia: anche se il sistema bancario è stabile, potrebbero crescere nei prossimi anni

La rubrica "Credit Management Industry" di Massimo Famularo

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La Banca d’Italia ha pubblicato la seconda edizione del rapporto sulla stabilità finanziaria per il 2023. I principali rischi per il sistema bancario continuano a dipendere dalle deboli prospettive di crescita e dall’evoluzione della situazione geopolitica internazionale.

Il sistema bancario italiano ha mostrato segnali di stabilità, con un miglioramento nella qualità degli attivi bancari e un lieve aumento del tasso di deterioramento. Le banche italiane hanno mantenuto stabile il rapporto tra crediti deteriorati e il totale dei finanziamenti. Nonostante ciò, la Banca d’Italia continua a monitorare da vicino la situazione, prevedendo un graduale incremento del tasso di deterioramento nei prossimi anni.

Il quadro macroeconomico

Dal secondo trimestre del 2023, l’economia globale ha mostrato segni di rallentamento, a causa di vari fattori quali alti tassi di interesse, la decelerazione economica in Cina, e tensioni geopolitiche aggravate da conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Questi elementi hanno influito negativamente sulle prospettive di crescita per il 2024.

In Italia, i rischi per la stabilità finanziaria sono mitigati dal miglioramento del sistema bancario, ma rimangono significativi a causa dell’incertezza sulle prospettive di crescita e dei tassi di interesse elevati. Le proiezioni indicano che il prodotto interno lordo crescerà dello 0,7% nel 2023 e dello 0,8% nel 2024, con un debito pubblico che dovrebbe ridursi in rapporto al PIL.

Criticità per il sistema bancario

Le sfide principali per il settore bancario sono legate a prospettive di crescita limitate e a cambiamenti nel panorama geopolitico globale. Nonostante ciò, i mercati non hanno mostrato segnali evidenti di stress. Nella prima metà dell’anno, il rapporto prezzo/valore contabile delle banche italiane è cresciuto, grazie a una maggiore redditività, ma è rimasto inferiore al valore unitario, in linea con gli altri intermediari nell’area euro.

Per quanto riguarda la qualità degli attivi, le banche hanno mantenuto un livello soddisfacente nei primi nove mesi dell’anno. C’è stato un lieve aumento del tasso di deterioramento, soprattutto a causa del peggioramento della situazione delle famiglie, mentre la situazione per le imprese è rimasta stabile. I crediti garantiti dallo Stato legati alla pandemia hanno mostrato un leggero aumento del rischio, ma rimangono a livelli gestibili.

Durante i primi sei mesi del 2023, le banche hanno venduto circa 3 miliardi di euro in crediti deteriorati. Il rapporto tra questi crediti e il totale dei prestiti è rimasto stabile, riflettendo una riduzione complessiva dei prestiti. Il divario tra le principali banche italiane e gli altri intermediari sotto la supervisione della BCE si è ridotto notevolmente.

L’incidenza dei prestiti in fase di potenziale rischio (stadio 2 secondo la classificazione IFRS 9) sul totale dei prestiti è diminuita, con una differenza minima tra le banche più grandi e quelle più piccole. Gli indicatori anticipatori non mostrano segni di peggioramento della qualità del credito, tuttavia l’aumento dei tassi di interesse e un quadro macroeconomico meno favorevole potrebbero influenzare la capacità di rimborso dei debitori. La Banca d’Italia continua a monitorare attentamente le rettifiche di valore sui prestiti effettuate dalle banche.

Le proiezioni indicano un aumento graduale del tasso di deterioramento dei prestiti a famiglie e imprese nei prossimi due anni, raggiungendo il 3,2% nel 2025, principalmente a causa dell’aumento del carico del debito. Tuttavia, questo tasso di deterioramento dovrebbe rimanere inferiore ai livelli osservati in precedenti crisi economiche sia per le famiglie sia per le imprese.